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art is the color of life...

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via pian di botine, 16

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COR

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L'anno del giubileo, la parola ( il suo significato parziale ) richiamava lo jubilus e le mirabili parole di Agostino africano sul melos che rinuncia alla parola, per farsi nudo cantoe corpo: quid restat nisi ut gaudeaut cor... e cor è cuore, corpus, ma anche coro e danza ( quanto spesso ci capita sentir dire da profani : "senza musica" di un brano di sole voci ) : cor è allora danza senza parole e senza musica, corpo senza logos e senza harmonia, ovvero privo di risonanze ritmiche, ridondanze mondane; corpo sacer, separato, lontanodall'orecchio e voce sacra, plurale e lontana dagli occhi.

Il percorso è messianico:d'un uomo ( dell'uomo per i credenti ) stanco di aspettare, che rompe il cerchio vuoto splendente del Qohelét, del "nulla di nuovo sotto il cielo e sopra la terra" e pure quello del dono e del castigo d'un iddio creatore pentito: irrompe e taglia l'eterno in istanti di salvezza e cosi inventa una storia di grazia che è la peggiore per lui delle disgrazie, purchè si avvicini la fine del tempo, di ogni tempo - quello tagliato e quello ciclico. Gli umbri Francesco e Angela, Gioachino di Calabria e Giovanni Castigliano: sorella morte e sposo in croce, l'età dello spirito attesa prima - e - dopo quelle del padre e del figlio, la verità nascosta ( o forse assente? ). Eppure in COR le par(ab)ole si ascoltano: si ascoltano? Le ascoltano i nostri sensi secolari presi d'altri riti; e, se le ascoltano, ne sanno ancora le regole del gioco festivo, consegnate ad una memoria semi-dinamica, quasi scordata del tutto? Dunque: non s'intendono dicorsi metrici, dunque: si danzano voci silenti sine verbis. Scampoli storici ( non: di Storia, si capisce ) si possono accostare e cucire, perchè no? E ciò che rimane è l'artigianato delle antiche cantorie ( invero, ciò che rimane ) come delle nuove sartorie teatrali, attrezzate per vestire noi ingudi, ancora: di finzioni e luci leggere, o di cultura e del pesante operare di cui non sappiamo fare a meno, nonostante quell'uomo.

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una co-produzione

X FESTIVAL ARTE SACRA DI MADRID, 2000 SPAGNA

FESTInVAL TIBERINA, UMBERTIDE

LA TERRA NUOVA

OPLAS - Centro regionale della Danza Umbria

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progetto

PIERO A. ARCANGELI

coreografia

LUCA BRUNI

scene, costumi, video-concept

MARIO FERRARI

concertazione

GABRIELLA AGOSTI

corpo di ballo: 

Marta Benvenuti, Rossana Bonafè, Iunia Bricca, Mario Ferrari, Barbara Funedda, Sompong Champhun

soprani

EMANUELA AGATONI, GIULIA RINALDI, SABRINA SANNIPOLI, manuela Agatoni, Giulia Rinaldi, Sabrina Sannipoli

contralti

MYA FRACASSINI, VINCENZO SCAGRAFILE, ANNALISA AMODEO

tenori

ENRICO CIULLO, LEONARDO ANDREOTTI

baritoni

MAURO BORGIONI, FEDERICO GIUBILEI, STEFANO MASTRIFORTI, CLAUDIO SARRINI

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musiche

tradizione orale umbra, Gregoriano, Perotinus,

Laudario Cortonese, Monteverdi, Da Victoria,

Arcangeli, Caldini, Sisask

testi

Isaia, Agostino, Gioacchino da Fiore,

Dante Alighieri, Matteo Giovanni Luca Evangelisti,

Apocalypsis, Juan de la Cruz

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coreografia

LUCA BRUNI

scene e costumi

MARIO FERRARI

musiche

GAOS, RESPIGHI, R.STRUSS

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© oplas-crdu

di Luca Bruni

e  Mario Ferrari

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